Arte nascosta: la cornice lignea della Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Non tutti sanno che la Chiesa di Santa Maria delle Grazie contiene un’opera di enorme valore: si tratta di una cornice lignea prodotta nel 1652 dal Genovesino -Luigi Miradori-, importante artista del Seicento, attivo in quel tempo nel basso lodigiano, tra Cremona, Lodi e Piacenza. L’opera, che vede la rappresentazione di tripudi di fiori e putti, è attualmente al centro di una curiosa indagine, portata avanti da Laura Putti, storica dell’arte e Mariangela Quartieri, che della prima è stata studentessa del corso di storia dell’arte tenuto nel 2017 per la Libera Università del Basso Lodigiano. Le due studiose, entrambe di Codogno, attraverso un’attenta analisi iconografica, sono giunte a catalogare l’incredibile varietà floreale presente nella cornice: più di cento i fiori raffigurati, per 29 specie differenti, anche per l’epoca preziosi, che si potevano trovare nei giardini imperiali e reali e la cui conoscenza veniva diffusa attraverso opere di botanica e florilegi: girasoli e fior d’arancio, rose, garofani e tulipani, croci di Gerusalemme e narcisi, anemoni e gigli, iris e viburni, calendule e aquilegie, corona imperiale e ciclamini. I fiori sono stati scelti anche per i loro significati: gli anemoni sono noti per la breve vita, dunque spesso sono raffigurati ai piedi del Golgota, mentre il giglio e la rosa sono simboli di castità, amore e martirio; Il girasole simboleggerebbe devozione; sulla cornice ci sono presenti anche quattro piccoli tulipani sfioriti, a rappresentare la “vanitas”, la caducità delle cose umane, una sorta di  “memento mori” . Simbolico anche il piccolo ranocchio in basso a sinistra, accanto al piede di uno degli angioletti raffigurati: non un divertimento pittorico dell’artista ma allusione alla metamorfosi, alla trasformazione.

L’opera, con la sua ricchezza sarebbe una celebrazione della Creazione e della Natura, una sorta di inno opulento alla bellezza del Creato.

L’indagine prosegue poi con approfondimenti sulla presenza di Miradori tra Piacenza, Basso Lodigiano e Cremona: la sorte ha voluto che moltissimi dipinti che il Genovesino realizzò nei suoi tre anni a Piacenza, andassero perduti: anche per questo la cornice dell’artista a Codogno è un capolavoro che merita valorizzazione: non una semplice cornice ma un’opera dallo straordinario valore comunicativo e testimonianza del lavoro dell’artista.

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