Codogno e i Fratelli Marabelli

Quando Antonio ed Emilio hanno cominciato  a lavorare nei Bar, Il fumo era ancora consentito e la bevanda più richiesta  era il bianco spruzzato. Il bianco con la spuma invece , denominato misto, si beveva il giorno dopo la sbronza. Volevo indurre Emilio a partire da questa dimensione.

Ma come sempre, è il cuore a indicarci la giusta direzione.

Ciao Emilio, sei stato gentile a concedermi questa esclusiva. Pensi di poter raccontare la tua storia lavorativa in contemporanea a quella di tuo fratello Antonio?

Emilio: Certamente. Anche perché io e Antonio abbiamo lavorato in tandem per molti anni. Quasi per una vita intera. Antonio ha iniziato a lavorare giovanissimo. Viene assunto al Bar Nazionale di Lodi nel 1962, a soli quattordici anni. A quei tempi non era difficile trovare lavoro nei Bar, ma iniziare la carriera partendo da un prestigioso Bar Pasticacceria come il Nazionale, non era una cosa di poco conto.

Hai ragione, ho avuto modo di frequentare, anche se casionalmente, il Bar Nazionale di piazza della Vitto Lodi, un locale di quasi 500 metri quadri con affaccio su  una delle più belle e suggestive piazze d’Italia, con mobili di pregio e soffitti a volte finemente dipinti. E tu esattamente quando cominci a lavorare?

Esattamente come mio fratello a quattordici anni, nel 1966 entro nell’organico del Bar Nazionale e anch’io come Antonio, in quel Bar imparo il mestiere.  Poi Antonio, per poter proseguire nella sua passione per il i canto, si sposta nel Buffet della Stazione Ferroviaria di Lodi che non aveva l’apertura serale. Anche se il rapporto di stima e d’affetto nei confronti del sig. Sichel, all’epoca proprietario del Nazionale, aveva reso difficile e sofferta quella scelta.  Dopo un paio d’anni Antonio non ha difficoltà a ritornare al  suo vecchio posto al Nazionale e ci rimane fino al 1972, data in cui viene aperto il Bar all’interno dell’Ospedale di Codogno. In quell’anno l’amministrazione ospedaliera emette  un bando di concorso per la sua assegnazione e Antonio pur piazzandosi al terzo posto, per una serie di fortunate circo stanze, viene chiamato per offrirgli la gestione del Bar che doveva aprire dopo pochi giorni. Rimase da affrontare ancora una volta la questione delle dimissioni dal Nazionale e questa volta addirittura senza preavviso. Il grande e disinteressato affetto del sig. Sichel per mio fratello si manifesta con una smisurata comprensione. Oltre a non far pesare ad Antonio la sua preannunciata volontà di dimettersi, incoraggia mio fratello ad accettare la proposta.

E tu nel frattempo?

Emilio: Ho continuato a lavorare al Nazionale 1972, ma contemporaneamente, nei giorni prefestivi, prestavo servizio anche al Dancing Majorca.

Chissà quanti artisti avrai visto.

Emilio: Non solo visti e ascoltati, ma anche conosciuti personalmente. Con Rock Hudson, il famoso attore americano abbiamo cenato insieme. A fine serata il Dr. Brizzolari invitava a cena tutto il personale del locale e gli artisti che si erano esibiti. Ci alternavamo tra un Bar che si trovava nel quartiere San Giorgio, di proprietà dei coniugi Passerini e il New Bar di Franco Cremonesi al San Biagio.

E dopo che succede?

Emilio: All’inizio del 1973, mi licenzio dal Nazionale per andare a lavorare nella mensa delle poste di Milano. Quattromila dipendenti, un lavoro pazzesco peggio del lavoro a cottimo, peggio della catena di montaggio. Fortunatamente, verso la fine del 1973, l’amministazione  dell’Ospedale di Codogno decide di assegnare al Bar, il servizio Mensa, il conseguente aumento consentirà  di ricongiungermi a mio fratello.

Col passare degli anni contemporaneamente alla diminuzione dei posti letto dell’Ospedale diminuisce anche il Lavoro e anche il guadagno, che non basta più per la famiglia di mio fratello e per la mia. Siamo nel 1997 e di comune accordo, decido di cercare una alternativa che mi permetta di staccarmi dall’attività del” Ospedale. Erano ancora anni buoni, l’attività dei Bar era ancora redditizia, di sacrificio, ma apprezzabile economicamente. Si trattava di trovare il locale giusto. Dopo poco tempo, individuo in via Roma un locale vuoto, si trattava dell’ex Bar Roma. A pochi giorni dalla firma del contratto d’affitto con la proprietà di quel locale, vengo By contattato dal proprietario di un altro locale che si trovava  in piazza Cairoli, uno spazio che fino a poco tempo prima se era stato occupato da una Banca. L’incontro si conclude con un accordo e dopo poco tempo nasce il Caffè Nazionale. Hai voluto onorare il nome del tuo primo posto di lavoro, oppure c’è qualche altro motivo? Emilio: Si in effetti si, ma tieni conto che a Codogno un Bar con quel nome non esisteva.

Perciò da quel momento Antonio rimane a gestire il Bar e dell’Ospedale mentre tu gestisci il Bar Nazionale:

Emilio: Non è andata proprio così. Il successo del Caffè Nazionale, in termini di affluenza e quindi di impegno, era troppo pesante da sostenere, perciò alla fine ritornammo ad unire le forze. A pedalare in tandem.

Egli affari andarono sempre bene? Intendo per tutti.

Emilio: Siamo nel 1998 e i soldi da spender non mancavano, come pure la voglia di uscire Fu un successo inaspettato. Sapevamo che la fa sizione del locale, non ci avrebbe fatto manca non fino a quel punto. Dall’apertura alla chi vamo un via vai continuo di avventori occasione aggiunsero in poco tempo, un centinaio di clienti Sotto l’aspetto economico non potevamo lamentar. L’eccessivo impegno fisico invece, cominciava fare resistere alla tentazione delle numerose e allettanti per cedere l’attività, diventava sempre più difficile Finché messi di fronte a una borsa piena di bigliet portati da marito e moglie che volevano a tutti i acquistare il Bar, accettiamo di vendere. Poi cosa succede? Emilio: Siamo nel 2003, Antonio torna ad occuparsi esclusivamente del Bar dell’Ospedale e della sua passione per il canto, io compero l’edicola di via Garibaldi, pensando anche a mio figlio. Invece dopo tre anni quando lui decide di fare altro, la vendo. In società con un altra persona rileviamo il caffè Casinò. Una gestione problematica che durerà solo un paio d’anni. Siamo nel 2008, gli anni di contributi versati sono già 44 e gli acciacchi cominciano a pesare, così decido di chiedere la pensione. Tutti gli impegni successivi, sono stati e sono, un utile e he cessario passatempo.

Un ringraziamento speciale per Gianni Menta che mi ha concesso l’esclusiva di pubblicazione tratto dal suo libro ” C’era  un bar lungo la strada”.

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