Codogno e : La “curt dal cròt”.

La “curt dal cròt”.

Una delle corti più conosciute e più longeve di piazza Morta e forse anche di tutta Codogno fu la “Curt dal Cròt”. Sopravvisse fino agli anni ’80 circa, senza grossi interventi di manutenzione, gli unici lavori di conservazione furono fatti all’interno delle case a spese degli inquilini che le abitavano. Il gabinetto comune non aveva la turca, però, quando uscivi dal portone ti trovavi davanti il “Parco” e quando uscivi dal lato della via Verdi ti trovavi quasi di fronte al Teatro Sociale. Una delle ultime foto rappresenta questa corte decrepita e fatiscente, ma nonostante questo, i pochi abitanti rimasti non volevano andarsene, ma furono costretti, obbligati dallo sfratto. Probabilmente la fama della “Curt dal Cròt” la deve alla sua ubicazione, collegava Piazza Morta a Via Verdi, molti la attraversavano trovando comodo quel percorso, ma in parte la deve anche alla sua storia, molte famiglie ci abitarono per più generazioni. Ma anche il nome deve aver fatto la sua parte. L’interpretazione più attendibile traduce “Crót” come ultimmo nato, il più piccolo  della casa, quello coccolato da tutti. Ma coloro, sempre alla ricerca del mistero e affascinati dall’esoterismo, insistono ne voler attribuire al nome un significato magico. E’ sempre stato strano, il compiacimento usato  nel raccontare episodi legati ai vecchi ricordi di coloro che hanno vissuto in quel posto. Da sempre, molte persone che hanno abitato in quel cortíle, hanno ostentato orgoglio, per aver fatto quell’esperienza, come se ci fosse un inconscio e místico bisogno di rivendicarne l’appartenenza.

Volendo enfatizzare un po’ questo momento, un po tanto, verrebbe da pensare che forse, qualcosa di  magico in quel cortile e nel suo nome ci sia stato per davvero.  Quella corte oggi, completamente ristruttura, é diventata una prestigiosa residenza abitata  da poche persone, all’epoca ci  vivevano 15 o piu famiglie e alcune di quese anche molte numerose.

Nel corso degli anni, alcune delle case di questo cortile sono state affittate per un uso non residenziale. Dalla parte che confinava con via Verdi, per molto tempo ha avuto l’officina di motocicli, l’indimenticabile e ormai scomparso Romano. Sotto il portone dalla parte della piazza, Pierino Bonfanti affittò dei locali, per coltivare la sua passione di restauratore di vecchi mobili che poi lentamente trasformò nell’artistico lavoro d’intarsiatore, capace di raffigurare immagini e icone d’ogni tipo, meritandosi numerosi elogi ed importanti segnalazioni. Poi venne il turno del pittore Luciano Cozzuol, eclettico e fenomenale artista dalla tecnica raffinata, un maestro per tanti aspiranti pittori di Codogno. Veniva soprannominato il “Fiammingo” per la maestria con la quale sapeva riprodurre fedelmente i quadri dei pittori fiamminghi, talmente belli ed uguali da non riuscire a distinguere, le sue copie dagli originali.

Lo studio di pittura diventò presto anche luogo di discussione e d’ispirazione artistica. Tra gli animatori e gli organizzatori di numerose mostre di pittura, personali e collettive, allestite all’interno e all’esterno del cortile, oltre al “Fiammingo” ci furono i pittori codognesi Zanaboni Luigi (Bigiù), Fontana Gianmario (Gianma), Cremonesi Gabriele (La Mama), Chiodaroli Francesco (Cechin) e poi Steffenini, Galleani, Dragoni, Bastia, Viani, Mazza e altri. Quelle iniziative emotivamente esaltanti per tutti i partecipanti, avevano un loro consueto epilogo: le famose e romantiche “cene al lume di candela sotto il portone” di quel magico cortile. Durante quelle cene per scaldare l’atmosfera e per potersi immedesimare nella piacevole sensazione di vivere la condizione del Bohèmien, lacerato dall’incomprensione, che la società manifestava nei confronti della propria arte e delle relative scelte di vita, venivano lette “certe poesie”.

Lo spontaneo aggregarsi di pittori giovani e meno giovani, portò alcuni di questi alla decisione di fondare il “CAC” Centro Artistico Culturale, i locali affittati si trovavano in via Pallavicino, una volta sede del negozio di tessuti dei fratelli Berlucchi. In questo centro vennero promosse molte mostre di pittura, diventando il riferimento per tanti artisti della Bassa Lodigiana. Tra le molte iniziative artistiche ve ne furono alcune finalizzate ad attività benefiche, come quella a favore di frate Emanuele, all’anagrafe Guglielmo Zanaboni, per la sua missione in Africa, oppure quella in favore della ricerca scientifica, che vide il famoso cardiochirurgo Azzolina, venire di proposito a Codogno a fare il testimonial  all’iniziativa.

Il cambiamento del clima sociale, l’inevitabile spegnersi dell’entusiasmo iniziale, le vicissitudini personali e la mancanza di ricambio generazionale, portarono inesorabilmente all’esaurirsi di questo interessante e spontaneo movimento artistico codognese. All’inizio degli anni ’70, un’altra casa di questo cortile diventò la sede di un gruppo politico. Per alcuni anni fu un polo di aggregazione per lavoratori e studenti. Con il proposito di superare gli schematismi ideologici dei partiti, tentarono di costruire un movimento unitario per poter intervenire sui problemi del lavoro e del territorio.

Un ringraziamento speciale a Gianni Menta per la pubblicazione del suo racconto.

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