Codogno e la passione per la frutta

Per tutta l’estate e per buona parte dell’autunno, molti ragazzi si davano da fare per non farsi mai mancare la frutta. Pesche, albicocche, prugne, ciliegie, angurie, meloni, mele, pere, uva, fichi e cachi. Tutta la frutta che poteva essere oggetto di gratuite abbuffate veniva presa di mira. I ragazzi più temerari, con scientifiche e audaci strategie, preparavano le razzie da effettuare all’interno dei frutteti. Sapendo che se riuscivano a non farsi scoprire si sarebbero assicurati un bel bottino. Ma entrare nei frutteti era pericoloso, chi veniva scoperto poteva essere preso di mira da fucili caricati con il sale, le testimonianza di chi era già stato impallinato consigliava di trovare altri posti meno pericolosi e meno dolorosi. Però il sospetto che i racconti delle fucilate fossero esagerati non mi ha mai abbandonato, la dovizia di particolari mi è sempre sembrata eccessiva e anche il dubbio che servisse a ridurre la concorrenza non mi è mai andato via. In ogni caso la maggioranza dei ragazzi preferiva i giardini delle case private, alcune volte bastava la frutta che riuscivano a raccogliere dai rami che fuoriuscivano dalle recinzioni.

immagini di repertorio

Ma spesso venivano prese di mira anche le piante situate all’interno delle proprietà. Con l’agilità tipica dei ragazzi venivano scavalcate  le recinzioni e una volta raggiunta la  pianta toglievamo le magliette e le riempivamo come  fossero dei sacchetti, pronti a scappare rapidamente al minimo rumore. Un altro posto che veniva preso di mira  erano le ortaglie, oltre alla verdura c’era abbondanza di angurie e di meloni. Secondo me quello era il posto più pericoloso, infatti, in pochi osavano  andarci. Se ti prendevano nessuno ti salvava dal propedeutico insegnamento al rispetto della proprietà  altrui. Un’indimenticabile lezione a suon di pedate deretaniche e di benevoli anche se reali ceffoni, il tutto senza poter contare su eventuali gesti di clemenza, la giovane età veniva considerata un’aggravante non un’attenuante. Negli inviolabili orti non esisteva impunità, anzi dovevi sperare di non aver danneggiato minimamente qualche ortaggio, perché in quel caso si metteva davvero male, ti accompagnavano personalmente a casa dai tuoi genitori e quella era la lezione peggiore, oltre alla vergogna e all’umiliazione sarebbe seguita un’altra più severa punizione.




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