Nel rincorrersi  all’interno del Parco, per giocare a “tana libera tutti” i ragazzi passavano spesso in mezzo alla siepe , a quei tempi protetta e sostenuta da una maglia di filo spinato.

Nella fretta di oltrepassare quella pericolosa siepe, per non farci prendere da chi ci stava rincorrendo,  scordandosi del fatale filo , finivamo inevitabilmente per farci male. Dalle semplici escoria ed abrasioni, alle più gravi lacerazioni. Farsi scoprire sanguinanti dai genitori, equivaleva ad assicurarsi un punizione che non ci avrebbe fatti uscire di casa per alcuni giorni.

 Piuttosto del castigo, preferivamo correre qualche rischio arrangiandoci da soli, quando la ferita era profonda, la si teneva premuta fino a quando cessava di sanguinare. Oltre al rischio di infezione, rimanevano cicatrici vistose, quelle cicatrici, diventarono involontariamente il ricordo indelebile del nostro passato e nel  volergli attribuire un rocambolesco significato, le avremmo esibite con orgoglio, come oggi si esibisce un moderno tatuaggio.