Codogno e il suo sviluppo nel XVII secolo

Codogno conobbe un grande sviluppo nel XVII secolo sotto la signoria dei Trivulzio e in particolare del cardinale Teodoro. A quel periodo risale infatti la definizione urbanistica del borgo, opera degli ingegneri Marco Antonio e Giovanni Battista Barattieri, che progettarono inoltre le maggiori fabbriche pubbliche e private, quali ad esempio la Loggia sulla piazza, la chiesa trivultina di S. Teodoro, il convento dei Frati, il nuovo palazzo dei Trivulzio e l’Arco del Cristo. L’opera di rinnovamento edilizio non fu però esclusivo appannaggio della famiglia dei feudatari: nel corso del Seicento sorsero infatti un gran numero di oratori, per volere delle confraternite, di conventi e di palazzi privati. L’opera dei Barattieri fu continuata nel Settecento dell’architetto Albinio, cui si deve principalmente la costruzione del santuario della Madonna di Caravaggio.

L’impianto urbano cosi definito è ancora oggi ben leggibile nonostante i numerosi interventi, a volte anche distruttivi, dell’Otto e Novecento, che hanno portato a veri propri scempi, quali la demolizione del Castello, dell’Arco del Cristo e del Convento di S. Chiara ( di cui però resta un chiostro).

L’abitato antico, disposto su una maglia a direttrici grosso modo ortogonali, trova il suo centro ideale nella piazza della chiesa ed è circondato da un anello stradale alberato, la cui origine è da riconoscersi nel pubblico passeggio che alla fine del XVIII secolo univa il santuario della Madonna di Caravaggio con l’Ospedale del Soave.

Lungo questo anello sono sorte alcune  interessanti costruzioni eclettiche del primo Novecento, quali la villa Biancardi, opera dell’architetto Coppede’ , la Villa Polenghi e la Villa Gandolfi, dotate di parchi vistosi.

Nel territorio comunale si trovano numerose cascine di interesse architettoniche e le due grossi frazioni  di Maiocca e Triulza con oratori seicenteschi.

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