Correre “a pè par tera” – i giochi di un tempo

bambini che giocano a mosca cieca

Abbiamo parlato dei giochi che occupavano i grandi durante le ore lasciate libere dal lavoro. Ma quali erano i giochi dei più piccini?

I giocattoli erano pochi ma i pochi che c’erano venivano custoditi con cura:. Le bambine avevano, quando erano fortunate, bamboline  con il corpo di cartone o di pezza e con la testa in legno ma molto ben vestite o cerchietti di legno a mo di tamburello con dei gomitoli di filo colorato per stimolare il gusto del ricamo. Per i bambini, invece, c’erano cavallini di carta pesta inchiodati su una tavoletta con quattro ruote, fionde artigianali o fisarmoniche con cui i più bravi accompagnavano le serate in stalla.

Quando si giocava insieme, però, il divertimento raddoppiava.

Uno dei giochi preferiti dei bambini di una volta era la lippa.

Per giocare alla lippa si usavano due manici di scopa: uno lungo 50 centimetri e l’altro lungo soltanto una spanna e appuntito da entrambi i lati. Quello più piccolo era appunto “la lippa”. Il gioco consisteva nel disegnare un cerchio sul terreno e nel posizionare la lippa su questa linea. Poi la si colpiva con forza su uno dei due lati così da farla saltare per aria per poterla colpire il più forte possibile. I giocatori avversari dovevano cercare di afferrarla al volo e rilanciarla nel cerchio base dove il battitore doveva colpirla di nuovo al volo. Se la mancava perdeva la base e veniva sostituito.

Il “mundòn” consisteva invece nel disegnare sul terreno dieci caselle e nel lanciare un sasso su di queste. Saltando alternativamente su uno e due piedi si doveva raggiungere il sasso passando nelle caselle numerate.

Poi c’erano le “borelle”: bitorzolute biglie di cotto che venivano fatte correre  su una pista ad ostacoli disegnata per terra.

gioco delle biglie

I “bottoni” erano invece la versione familiare di quel gioco che i più grandi facevano lanciando le monete contro il muro. Chi riusciva con il lancio ad arrivare più vicino alla parete vinceva tutte le monete degli altri. Il gioco dei “bottoni” a cui giocavano i bambini funzionava così ma al posto delle monete si usavano, per l’appunto, i bottoni. Qualche bricconcello che non accettava la sconfitta, ogni tanto, dopo essersi magari giocato i bottoni presi in casa senza che la mamma se ne accorgesse, cominciava a giocarsi anche i bottoni delle bretelle e poi quelli delle braghe. Se la fortuna non girava, il ritorno a casa con i pantaloni in mano non era di certo ben accolto!

Un altro gioco era quello della “cavallina”. Per giocare alla cavallina si formavano due squadre. Una di queste stava in fila con la schiena piegata e l’altra vi saltava sopra cercando di far cedere gli avversari. Chi resisteva vinceva la mano e i ruoli si invertivano. Chi non resisteva al peso, invece, restava con la schiena piegata a sopportare un altro giro.

nascondino

E chi, poi, non ha mai giocato a “nascundin” o “scundiröla” e a mosca cieca? Anche a questi giochi si poteva giocare a squadre e il divertimento era assicurato, soprattutto quando si giocava all’aria aperta.

Senza contare poi i giochi con la palla, fatta spesso di stracci legati attorno a un po’ di paglia. Erano giochi semplici ma altrettanto divertenti che facevano capire ai bambini il valore della condivisione e dell’amicizia. Erano i giochi di un tempo, quando ancora si correva “a pè par tera” e vivere a contatto con la natura non era un’occasione rara ma la quotidianità.

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