Il Comune di Codogno, cenni storici ( parte seconda)

Nell’atto di investitura si dice appunto che il Visconti investiva i fratelli Giovanni e Maffiolo Fagnani “del luogo e terra di Codogno dell’Episcopato Laudense con tutti i suoi diritti e le sue pertinenze, con separazione dello stesso dalla Città di Lodi, con l’attribuzione di mero e misto imperio e, con la concessione della potestà di spada… Piacque poi agli stessi Giovanni e Maffiolo Fagnani cedere e trasferire a titolo di vendita il detto luogo e terra di Codogno agli spettabili signori Antonio, Giacomo e Pietro Triulzio. della Quale vendita fu redatto pubblico strumento rogato dal notaio milanese Melchiore De Gradi l’anno 1459 il giorno di martedì ventidue dicembre”.


Francesco Sforza con diploma 1453 confermava nel possesso i Triulzi e la separazione da Lodi di Codogno da lui allora eretto borgo. (Archivio di Stato di Milano, Fondi Camerali Cart.733)
Il nuovo borgo con una vita comunale propria potè proseguire più liberamente in grazia anche della crescente attività commerciale. Non è più il modesto nucleo di lavoratori dei campi sottoposto al feudo vescovile di Lodi; è divenuto esso stesso capo di feudo e centro di attrazione per i paesi vicini su cui prevale anche per una certa quale superiorità, quasi capitale del piccolo stato triulziano che si estendeva oltre i confini del Basso Lodigiano, nel Cremonese, nel Piacentino e nell’Alto Milanese.
Forte della sua autonomia ora può àgire con piena libertà di movimento, e ne dà ben presto conferma con un’iniziativa tanto coraggiosa quanto originale, diretta a un più valido sviluppo del suo commercio.
Di grande importanza era per i Codognesi il mercato di Piacenza ove esportavano le loro specialità industriali, i prodotti caseari e le tele di lino; il Po era la via di comunicazione diretta della Lombardia, speciè per i Milanesi, con Venezia, quindi con gli scali del Levante. Conveniva dunque portare la merce su quel mercato e portarvela senza pagare dazi, pedaggi, tasse di contrattazione e altri balzelli per evitarne la ripercussione sui prezzi e facilitarne la vendita.
Il problema fu risolto con un patto originalissimo: agli effetti commerciali i Codognesi si fecero cittadini del Comune di Piacenza; che, dato il proprio tonaconto, li esentava da ogni gravame tanto per le merci introdotte per la vendita quanto per quelle acquistate. Nella domanda però gli Anziani della Comunità precisano lo scopo esclusivamente commerciale: “Gli uomini tutti habitanti in loco, ville e territorio di Codogno, e così tutti quelli che sono e saranno di detto loco, sebbene habitassero et sieno per habitare in altro loco” chiedono agli Anziani ed al Podestà di Piacenza “che piaci di creare et fare Cittadinj tutti li huomini et persone habitanti et che in futuro habiteranno in detto loco et territorio di Codogno et in chiascun altro loco et mentre che sieno di detto loco di Codogno… perchè possino li huomini di detto luogo et le donne venire al mercato in questa Città e così infra la setemana a portar le loro robbe, et vendere, et ancora a comprare di quelle che fanno de bisogno”. E si fa considerare che per la invocata concessione “questa Città sarà abondante di pollaia, merciature et altre vetovaglie et animali”. Invece per il momento i Codognesi “lì vengono pochi perchè al datio et al porto del Pò pagano tropo, e così le bollette quali sono grande carico a detti huomini et donne di detto loco, et anco verano per medicine et per medici in questa Città per loro bisogni se non fossero el porto et le bollette così gravi”. Dalla risposta del podestà di Piacenza si desume però che i Codognesi chiesero anche la facoltà di comperare e vendere immobili. In compenso offrivano una volta tanto “un certo premio honesto qual’è di lire duecento imperiali “affinchè potessero recarsi e commerciare in Piacenza” come fanno “li altri Cittadini di questa Città”. Però alla condizione di conservare l’indipendenza del proprio Comune “non intendendo essi huomini essere obbligati per le loro persone e beni quali habbiano nel loco e territorio di Codogno; nè debbano essere obbligati a carico alcuno che fosse messso fino al presente nè che si havesse da imporre nella detta Città di Piacenza, ma solo siino’obbligati per li beni che acquistarano in detto Vescovato di Piacenza o vero in essa Città e non altrimenti”. Nessuna tassa se non in occasione di operazioni di compravendita in Piacenza come ogni altro cittadino. La risposta della Comunità piacentina fu favorevole sotto ogni riguardo: che i Codognesi fossero inclusi nel numero degli altri cittadini “possint et valeant in numero, consortio aliorum civium Civitatis ipsius Placentiae”, che potessero comperare, vendere e ricevere in enfiteusi “curare, vendere, alienare insolutum, et in emphiteusim recipere”.

 

Link per leggere la prima parte:

 

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