Il giuoco del pallone, sin dai tempi del castello

“La predilezione che il pubblico codognese si è sempre degnato di accordare al giuoco del pallone, mi ha sempre spinto a produrre (…) alcune memorie che lo risguardano” scrive L.M. nell’almanacco codognese per l’anno 1818.

Il gioco del pallone appassiona l’uomo da tempi immemori e anche i codognini se ne sono innamorati adottandolo come passatempo per tutte le età. Lo amavano a tal punto che, nel 1668, quando arrivò a Codogno la principessa D. Giuseppina Guevara (sposa del principe Antonio Teodoro Trivulzi), dopo le tradizionali cerimonie, decisero di intrattenerla proprio con una partita di pallone. Giocarono con passione in quella che un tempo veniva chiamata “piazza del giuoco del pallone”, convinti che quello fosse il miglior metodo per omaggiare i propri sovrani. E avevano ragione.

Presto, infatti, si cominciò a giocare anche negli ambienti nobiliari e qui il gioco del pallone fu probabilmente praticato anche dagli stessi sovrani. La palla fu talmente amata che, dopo la scomparsa dei feudatari, anche i Deputati all’Estimo fecero di tutto perché la passione del gioco fosse trasmessa di padre in figlio e  a tal scopo, ogni autunno, riparavano tutti i tetti accidentalmente danneggiati dai tiri maldestri dei principianti.

Col passare del tempo le persone che praticavano quello sport diventavano sempre più numerose e si sentiva l’esigenza di spazi più grandi e appropriati in cui poter dimostrare la propria abilità. I codognini unirono così l’utile al dilettevole e riempirono il fossato dell’antico castello, le cui acque stagnanti, in estate, diffondevano un odore nauseabondo.  Su quest’area delimitarono uno spazio “di 22 braccia in larghezza e 118 in lunghezza” con colonnine di pietra e corde e l’adibirono al gioco del pallone. Da quel momento, dove prima c’erano soltanto rospi e ranocchie, i codognini dimostravano il loro talento con la palla. Mentre prima nessuno si fermava in quel luogo per evitare di inalare aria infetta, ora le persone si fermavano volentieri, incantate dalla palla che sfrecciava nell’aria passando da un giocatore all’altro.

“Quei giovani che (…) hanno dato al pubblico sì belle speranze delle loro persone, fanno credere a tutti, che se si vuole, questo divertimento può sostenersi ancora fra noi a gareggiare altresì con riputazione a fronte dè luoghi circonvicini” scriveva L.M. nell’almanacco.

E noi che guardiamo da questa montagna che è il futuro e che ci permette di vedere l’evoluzione dei tempi sino ad oggi sappiamo che ha ragione. Il gioco del pallone è rimasto nel cuore dei codognini che non hanno mai smesso di praticarlo.

 

 

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