Il “Mare” Gerundo tra storia e leggende ( prima parte)

Questo bellissimo racconto tra verità e leggende, verrà suddiviso in tre articoli, cosi da poter raccontare tutto nei minimi particolari.  Buona lettura.

Fino ai primordi dell’età medievale, ed in alcuni casi fino agli albori  del ‘900, un vasto ed intricato sistema di paludi si estendeva dalle  terre meridionali del lodigiano fino al cremasco e poi oltre, giungendo  a lambire le prime propaggini del territorio bergamasco.

Al giorno d’oggi nulla di palesemente visibile sembra sussistere a dimostrazione dell’esistenza dello scomparso lago Gerundo, ma, osservando con la  dovuta attenzione le campagne a ridosso dell’Adda, è ancora  possibile  individuare le tracce di quell’ antico fondale: Maleo e Castiglione  d’Adda, solo per citare due esempi, sorgono su un terreno rialzato che denota l’esistenza di un antico bacino idrico, sponde naturali degli estremi confini sud-occidentali dell’antico mare.

Il lago Gerundo, conosciuto anche con il nome di Gerundio o Girondo, è una costante in molte delle leggende lodigiane, una importante pagina della sua storia passata. Carte notarili del tardo Duecento accennano alla sua esistenza,  ma già nel 1110 il monaco Sabbio vi fece accenni nei suoi scritti.

La generale profondità di questo “mare” raramente era maggiore di pochi  metri, ma, seppur non direttamente alimentato da fiumi, poteva giovare  delle risorgive sotterranee e delle periodiche inondazioni dell’Adda,  del Serio e del Sillaro per un costante apporto idrico, espandendosi conseguentemente in larghezza. Al suo interno esistevano diverse isole,
per lo più appezzamenti di terreno dalla forma allungata, ma, nel  complesso, più che di un vero e proprio paesaggio lacustre, pur esistendo zone pescose e relativamente salubri, il panorama generale era  quello di una vasta palude, dove zone acquitrinose e stagnanti erano la  norma più che l’eccezione. Nonostante ciò, per lunghi tratti il lago era  navigabile e sopravvivono ancora oggi i in alcune località,  soprattutto  del cremonese, i resti delle torri nelle quali erano infissi i grossi  anelli di ferro utilizzati per l’attracco delle barche. Agli albori del  secondo millennio il lago cominciò progressivamente a ritirarsi.

Il drenaggio fu principalmente opera dell’uomo: grandiosi lavori di  bonifica, già in atto durante il periodo dei regni romano-barbarici  furono intrapresi con relativa sistematicità dai monaci benedettini, dai cluniacensi e dai cistercensi, poi, in tempi più recenti, canali di  scolo costruiti dalle genti lodigiane contribuirono al prosciugamento  quasi totale del lago. Gli ultimi suoi resti, sopravvissuti alle  continue bonifiche ed ormai ridotti a poco più che pozze d’acqua  stagnante, erano ancora visibili all’inizio del ‘900, ma, già allo  scoppio della Grande Guerra, il mare Gerundo non era che un lontano  ricordo. Cronache locali, riportano che, nel dicembre del 1299, un’inondazione di vaste proporzioni devastò gran parte della pianura  lodigiana. Il Po, gonfio d’acqua e al limite dell’esondazione, impedì ai  propri affluenti di defluire, creando una sorta di tappo in prossimità  dei punti di confluenza. Adda e Serio, a loro volta ricolmi d’acqua ben  oltre l’usuale portata in seguito ad un periodo di eccezionali piogge,  tracimarono in più punti, allagando gran parte della campagna  circostante. La quasi totalità del lodigiano orientale fu inondato,  molti paesi giacquero sotto metri d’acqua e i campi furono devastati  compromettendo i raccolti della primavera seguente, mentre solo pochi  lembi di terra scamparono alla devastazione. Lungo il basso corso  dell’Adda, tra i paesi che si affacciavano sul Gerundo, la sola città di  Lodi riuscì a scampare all’inondazione, seppure solo in parte. Tuttavia,  a causa dell’impossibilità di reperire risorse per soddisfare le più  impellenti necessità alimentari dei sopravvissuti e mantenere  un’accettabile condizione igienica tra le masse degli scampati  all’immane disastro, come inevitabile corollario, una violenta epidemia  si abbatté su un territorio già duramente provato. Questo cataclisma,  come il lago Gerundo stesso, influirono molto sulla fantasia popolare. Molte sono le storie, in parte vere in parte leggendarie, che trovano la  propria ragion d’essere in questo periodo del passato lodigiano.

Per leggere la seconda parte cliccare sul seguente link:

Join the Discussion

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *



arrow
css.php

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi