Il “Mare” Gerundo tra storia e leggende ( seconda parte)

Il nostro racconto del “Mare” Gerundo continua con una seconda parte carica di leggende.  Per chi si fosse perso la prima parte, alla fine dell’articolo troverete il link per leggere la prima parte.

Buona lettura.

Un’era dove non esistevano eroi, dove la durezza del vivere quotidiano, unitamente alla presenza di territorio ostile e malsano, indebolivanol’animo degli uomini. Un’epoca dove solo il conforto della religione rappresentava il punto di riferimento in un mondo costellato da sofferenze e paure ancestrali. Una secolare tradizione, in realtà non solo lodigiana, narra che nei bassi e melmosi fondali del lago, una
creatura spaventosa avesse trovato la propria dimora. Un drago, gigantesco e crudele, flagello per tutti coloro che popolavano le rive del mare Gerundo, maestoso ed imponente, capace di ammorbare l’aria con il suo alito pestilenziale.

Secondo un’apocrifa leggenda, dagli abitanti di Lodi, città che in quei tempi remoti era lambita dalle acque del lago, un periodico tributo di sangue era dovuto al vecchio Tarando,  affinché non scatenasse la sua collera contro l’inerme e spaventata popolazione. Ora che il lago Gerundo è prosciugato da tempo, nulla più esiste di quel drago un tempo così potente e la sua morte – ammesso che  di morte si possa parlare – è immersa nelle nebbie della leggenda e del  folclore locale. Diverse ipotesi si accavallano per dare ragione della scomparsa del drago e, seppure nessuna di queste possa essere portatrice di una inoppugnabile veridicità storica, tutte, a loro modo,  conservano  alcuni scampoli di verità. La più nota e diffusa delle leggende che ancora si ricorda si attribuisce a San Cristoforo. La paternità  dell’impresa che ha portato a liberare il lodigiano e le terre vicine dal loro più grande flagello e, trova la propria ragion d’essere nella terribile alluvione del 1299.

La leggenda è poco chiara in più punti, ma, con assoluta certezza fa coincidere il decisivo intervento del santo con la scomparsa del drago Tarando, la cui carcassa sarebbe stata poi ritrovata quando le acque iniziarono, agli inizi di gennaio del 1300, lentamente a ritirarsi.

Per leggere la prima parte del racconto, premere sul link

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