Chissà perchè l’ha fatto. Chissà cosa pensava. Chissa’ che problemi aveva. Si è suicidato scrivono sui giornali. Era ammalato? Soffriva di depressione? Avrà avuto un male incurabile e via le chiacchere da bar che si susseguono.

Ma il rispetto del silenzio??? Il silenzio è la più cara forma d’intelligenza in questi casi. Lo sa solo lui il perchè e tutto questo solo per scrivere un articolo e avere un applauso dal direttore del vostro giornale.

Com’è possibile che la notizia sia uscita ancora prima che lo sapessero i suoi amici più cari? Io un’idea ce l’ho ma sto zitto. In questo momento sto zitto ma vorrei vedere se fosse stato un vostro parente, il vostro marito, vostro figlio o vostro padre.

Bravi i miei vivissimi complimenti. Complimenti per il tatto che avete nello scrivere articoli. Ma alle sue figlie ci pensate o no? I figli sono sempre da tutelare, soprattutto in tragedie come queste. Ma la privacy non esiste più? Per avere la notizia in anteprima ci sta, è il vostro lavoro ma non si poteva scrivere: per cause ancora da accertare ha perso la vita? Le sue figlie minorenni sono da tutelare. Cosa le diranno ora? Papà si è tolto la vita? Avranno bisogno di uno psicologo, di seguire un percorso, di superare questo triste momento. Ma non pensate alle conseguenze delle parole?

E invece no. A certe persone non interessa nulla, a certi giornalisti non interessa nulla. Domani è un altro giorno, alla ricerca di altre notizie da pubblicare. Poveracci, mi fate pena. E’ inutile mettere le iniziali per privacy e poi scrivere la causa del decesso. Questo è il mio pensiero. Può piacere o non piacere, ci mancherebbe ma quando si affrontano certi argomenti, bisognerebbe collegare il cervello.