La Demolizione del Castello.

Le lamentele sulla sua ingrombrante inutilità si udivano da tempo nel lontano 1867. Il Castello-Caserma era di proprietà secolare del Comune di Codogno ed iniziò ad essere recepita come elemento di disturbo e di impedimento allo sviluppo del Borgo. Il nome stesso, Caserma-Castello, riassumeva con sintetica efficacia la secolare vicenda dell’edificio: di presunta origine logobarda, da un lontano e ben poco documentato grandioso assetto era stato via via trasformato, ritoccato e ricostruito fino a essere ridotto ad una caserma, con una smozzicata torre adibita a Carcere, forse unico residuo con qualche traccia di medievale antichità.

Il vecchio rudere costava al comune, e parecchio in termini di manutenzione minima necessaria, ma non c’era solo questo problema. La mole occupava uno spazio prezioso che avrebbe potuto più produttivamente essere destiano ad allargare la Piazza del Mercato: operatori e acquirenti provenienti non solo da comuni circostanti, ma anche da plaghe più lontane affollavano la Piazza fino a un punto critico. Difficile risultava la condizione di chi abitava nella stessa Piazza che si vedeva assediato non solo dagli uomini, ma anche dagli animali che posteggiati sulle soglie e sotto le finestre delle case, assicurati da inferriate.

Queste in sostanza furono le motivazioni che portarono nel febbraio del 1867 alla decisione di abbattere il Castello e conseguentemente di provvedere alla costruzione del nuovo Carcere mandamentale.

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