La leggenda di Sergio Galli, in arte Franchi (prima parte)

Di seguire le orme del padre come fotografo, Sergio proprio non se la sentiva, ma per accontentare la volontà paterna che lo voleva laureato a prezzo di qualunque sacrificio, intraprese gli studi che poi tralsciò per eventi sopravvenuti. Sergio in gioventù si dilettava nella pittura artistica, compilava album da disegno zeppi di schizzi di sua invenzione per puro divertimento e alcuni dei suoi disegni rappresentavano, con un certo buon gusto, paesaggi e luoghi che aveva visitato da ragazzo.

Sergio fu chiamato alle armi all’età di 20 anni e prestò servizio come recluta presso il 1° C.A.R di Casale Monferrato, lasciando un ricordo vivissimo tra i commilitoni per la sua simpatia e amabilità verso colleghi e superiori. Ma in quel di Codogno il lavoro fotografico non aveva dato le aspettative sperate, quindi decise di emigrare con tutta la sua famiglia in Sudafrica, per vedere se l’estero poteva riservare quelle migliori condizioni di vita che gli erano state negate in patria.

Purtroppo anche a Johannesburg, la situazione non cambiò e visto i magri guadagni, papa Galli riportò la famiglia in Italia. Nel frattempo Sergio rimasto solo all’estero, si era affermato come disegnatore e brazie ad un capitano amico del padre, pensò di stabilirsi definitivamante in Sudafrica, incominciò ad imparare la lingua inglese.

Fine prima parte.

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