La nascita della Biblioteca ” Luigi Ricca”

Era il 1860 e la neo-unita Italia si trovava in eredità una popolazione semi-analfabeta: all’epoca l’educazione popolare non era ancora un diritto acquisito. In una Cdoogno ( contava già 11.500 abitanti) prevalentemente a carattere agricolo ma cosi attivo, vivace e attento alle nuove correnti di pensiero, la borghesia liberale si rese conto del proprio comptito sociale e alcuni privati cittadini si riunirono per promuovere il bene pubblico e diffondere l’istruzione nelle classi meno abbienti.

A questo punto intervengono le due autorità, quella civile e quella religiosa. LA prima sull’onda della divulgazione scientifica, la seconda a difesa della morale e dell’educazione religiosa.

Si costituiscono, così, due Biblioteche; quella detta “circolante” del Clero, e quella “popolare” dell’Amministrazione civica. La biblioteca di Codogno viene aperta al pubblico il 14 novembre 1869 presse le ex stanze della soprintendenza e della sala di ricevimento del collegio Ognissanti. Era una struttura promossa da 40 soci, privati o enti, che dovevano contribuire alle spese di mantenimento della stessa mediante l’acquisto delle azioni. L’Amministrazione civica si dà da fare: istituisce e insedia una Commissione per l’acquisto di nuove opere e la loro gestione.

Il 2 febbraio 1878 una svolta: l’Avvocato Luigi Ricca alla sua morte lega per testamento tutti i suoi averi al Municipio. Si tratta d fabbricati, suppellettili e ben cinquemila volumi tra i quali spicca una raccolta di musica sia manoscritta che a stampa, per chitarra e strumenti vari, di autori celebri ed anche del fratello ragioniere Giuseppe Ricca, ottimo chitarrista e compositore dilettante.

La biblioteca del Ricca aveva sede nella sua casa di proprietà inVia Milano al numero 9. ( oggi Via Dante).

Gli anni ’60 e ’70 segnano il periodo forse più travagliato per i numerosi trasferimenti: le scuole medie chiudono le aule. Si cerca una soluzione in centro, un punto di riferimento sicuro: ecco il salone Lamberti che anche se non offre grandi spazi, viene attrezzato con apposite scaffalature per sfruttare al meglio l’altezza dei locali. Questa sede si rivela però ben presto incapace di contenere le opere che di anno in anno divengono sempre maggiori, sia per i lasciti importanti sia per donazioni e per acquisti.

Si ricorre quindi all’ex filandone in via Pietrasanta. Dovendo però concedere l’utilizzo del piano superiore agli uffici finanziari, la biblioteca si dovrà accontentare del piano terra e dello scantinato Nel frattempo, dalle nuove autorità regionali, arrivano nuove direttive per la classificazione e la collocazione dei libri imposte dal metodo Dewey che richiede l’uso di numerosi scaffali che dovranno accogliere le opere suddivise per genere e non più in base alla dimensione degli stessi che faceva economizzare gli spazi utilizzati. La sede di via Pietrasanta diventa quindi incapace di contenere tutto il patrimonio che si accresce sempre di più.

In un primo tempo si pensa all’ex monastero delle Clarisse (tra via Verdi e via Mazzini), ma studi approfonditi rivelano una struttura muraria logora e non adatta a sostenere il peso dei libri. Intanto già dagli anni ’80 inizia l’informatizzazione di tutto il patrimonio librario.

Nel febbraio del 1994 la sede viene trasferita presso il Vecchio Ospedale Soave nell’attuale salone ora destinato all’ufficio Istruzione e Cultura e agli archivi dell’ufficio Tecnico ma gli spostamenti non sono ancora terminati. Finalmente il 10 ottobre del 1998 ecco la nuova sede. Una sistemazione definitiva che segna una pietra miliare nella storia della cultura di Codogno.

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