Molto tempo fa le coppie venivano formate dalle famiglie: nell’ambito contadino esistevano le gerarchie per cui la figlia del fattore non poteva sposare un semplice contadino ( ubbligad), ma solo il figlio di un altro fattore, o di un casaro o comunque di un artigiano d’azienda.

Per questo esistevano i cosidetti ” Bacialè”, cioè i procacciatori di matrimoni. A tal proposito raccontava Cecon, ( quando l’ho conosciuto era un vecchio che passava i pomeriggi nella stalla, sdraiaito sulla paglia dei vitelli a chiacchierare con i mungitori che svolgevano il loro lavoro) che suo padre, fattore della cascina Molinetto, aveva combinato  il suo matrimonio con la figlia maggiore del fattore di una cascina posta sulla strada tra  Codogno e  Castiglione. Dietro sua pressante richiesta il Bacialè, lo accompagno, dopo il lavoro e di nascosto, ad ” occheggiare” la sua futura sposa. Questa,  complice  la madre, era stata mandata nell’orto a raccogliere i fagioli insieme alla sorella più piccola cosi il ” fidanzato” nascosto tra le “gabe” poteva osservarla e… onestamente lui avrebbe preferito la sorella ma la maggiore si doveva sposare prima.

Il giorno del consenso, in mattinata lo sposo si recò alla cerimonia in Comune e, tornato a casa, all’ora di pranzo si sentì reguardire dal padre : Ui ti, lasaron, ta gavrè miga in ment de fa festa tut al dì” e cosi nel pomeriggio andò a lavorare nei campi. Dopo il matrimonio comunque gli sposi tornavano a casa propria e solo dopo una settimana potevano riunirsi nella loro nuova casa. Di viaggio di nozze non se ne parlava proprio!

Racconto tratto dal libro ” La Triulsa” Di Giuditta Boffelli.

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