La vita nei cortili.

La generazione del secondo dopo guerra è l’ultima ad esser nata e cresciuta nelle case di cortile e anche la maggior parte dei codognini viveva in queste realtà. Col passare del tempo, però, l’insufficiente manutenzione costrinse gli abitanti dei cortili a trasferirsi nelle case popolari. Da quel momento, molti cortili furono demoliti e altri ristrutturati così da cambiare completamente volto anche se la struttura principale è rimasta la stessa e ricorda ancora i vecchi cortili in cui i bambini di un tempo giocavano indisturbati. E’ proprio in quegli angoli di mondo che crescevano, vivevano le prime esperienze sociali e stringevano solide e durature amicizie.

La realtà di quei tempi era completamente diversa da quella in cui viviamo. È vero: non si conoscevano molte delle comodità a cui oggi non potremmo rinunciare come l’acqua calda corrente, il frigorifero, la televisione o il riscaldamento elettrico. Le persone, però, erano meno esigenti, avevano diverse abitudini e diverse aspettative. La vita era meno caotica e tornare a casa dalla propria famiglia in un luogo considerato sicuro era il desiderio principale della maggior parte di quelle persone semplici e di valore.

Nonostante la povertà, dunque, i codognini in quei cortili vivevano sereni con le proprie famiglie e le madri potevano lasciare i propri figli a giocare all’aria aperta perché il cortile era considerato un luogo sicuro.

C’era sicuramente qualche disagio a cui far fronte come per esempio l’assenza dei servizi all’interno dell’abitazione. I bagni, infatti, erano collocati all’esterno e qualcuno ancora ricorda del principale problema di chi doveva utilizzarli: la paura dei topi. I servizi più comuni erano costituiti semplicemente da fori nella terra battuta che non era collegato con la rete fognaria perché al tempo ancora non esisteva. Qualcuno, però, aveva il gabinetto con la latrina chiamata “turca” incassata in una pavimentazione di ciottolato o di cemento. Questa tipologia di bagni aveva anche il cassone dell’acqua per lo sciacquone e una lampadina per la notte ed era così invidiata da spingere i padroni a chiuderla a chiave per non farla utilizzare agli abitanti degli altri cortili.

C’erano due giorni in particolare in cui il cortile risultava particolarmente animato: il giorno della “bùgada” (che in dialetto significa bucato) e l’arrivo della legna. Quand’era giorno di bucato tutte le donne si mettevano in moto per preparare tutto l’occorrente. Il lavaggio veniva effettuato col “fugòn” che era un cilindro in ferro. Nella parte inferiore veniva acceso il fuoco che scaldava l’acqua del paiolo in rame in cui venivano lavati i panni. Quando il bucato era pulito, poi, veniva sciacquato, strizzato e appeso con le “fursele”(mollette). Anche quando arrivava la legna il cortile prendeva vita. Questa arrivava insieme al carbone, trasportata con i carri trainati dai cavalli e tutti davano una mano a sistemarla sul “sùlèmort” (solaio) con le ceste o a mano.

Col passare del tempo i codognini sono cambiati, sono cambiate le loro esigenze e le loro abitudini di vita e con questi anche i cortili si sono modernizzati e un poco nascosti.

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