MACCASTORNA: IL BORGO DAL CASTELLO MISTERIOSO

Maccastorna è uno dei comuni meno popolati di Italia, una sessantina di anime circa che sorge in riva all’Adda,  intorno ad un antico castello duecentesco. Dal 1901 è proprietà della famiglia Biancardi di Codogno ed è una rigogliosa e fiorente azienda agricola basata sulla produzione del latte. Il piccolo borgo è situato al centro di terreni molto fertili, grazie anche a una serie di bonifiche fatte all’inizio del secolo scorso dai Biancardi, che hanno consentito il notevole ampliamento delle coltivazioni nei campi. Importanti sono le culture di mais e prati, in funzione dell’allevamento, da quello dei tori da carne a quello dei bovini da latte, dei maiali e anche dei fagiani. Il passato più lontano e oscuro si riassume tutto nella rocca, in altri tempi temuta e oggi ammirata, come uscita da una favola, ma che in realtà cela tra le sue torri e le sue mura un avvicendarsi di intricate trame politiche e torbidi fatti di sangue.  L’importanza del luogo derivava infatti dal guado dell’Adda, punto strategico per il controllo del territorio e lungamente conteso in epoca medioevale.
La roccaforte di Maccastorna fu eretta intorno al 1250 dai ghibellini banditi da Cremona, fu espugnata negli anni successivi dai nemici guelfi che la misero a ferro e fuoco, massacrandone i residenti e distruggendola. La sua strategica posizione impose comunque agli stessi guelfi la ricostruzione del maniero nelle forme che in gran parte possiamo tuttora ammirare. Nei secoli successivi il borgo e il castello passarono di mano in mano tra le diverse signorie feudali, anche attraverso cruenti fatti di sangue registrati e documentati dalla storia. Un eccidio perpetrato nel 1406 da Cabrino Fondulo  che la ottenne in dono da Carlo Cavacabò, signore di Cremona. Desiderando impossessarsi della città il Fondulo invitò Cavacabò e i suoi famigliari nel maniero e nottetempo
li uccise tutti a tradimento, diventando il nuovo signore di Cremona. Le leggende parlano dei fantasmi degli uccisi che si aggirano nel Castello chiedendo vendetta. Sarà una leggenda, ma ogni anno, alla vigilia di ferragosto, coloro che risiedono nel castello, abbandonano la dimora per farvi ritorno solo dopo la festa dell’Assunta.
La tradizione vuole che i fantasmi di Fondulo e Cavalcabò si fronteggino l’un l’altro a colpi di spada, disturbando gli abitanti. Il Castello ha attraversato i secoli quasi indenne. poco distante sulla stessa piazzetta c’è la piccola chiesa parrocchiale di San Giorgio, probabilmente di origine duecentesca, quattro case e una tranquilla trattoria. In un angolo della stessa piazzetta c’è un vecchissimo e maestoso gelso che fa da guardia e da testimone delle vicende di questa comunità ricca di storia.

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