Pensieri di Eric… Il peggior difetto dell’essere umano: la vanitosità…

Avendo un sito, un blog, chiamatelo come volete, spesso decido di scrivere qualche mio pensiero per poi cancellarlo per timore di annoiarvi. Un’amica giornalista invece, mi ha convinto di provare a scrivere e condividere i miei pensieri con la gente, che può solo far bene se il contenuto arriva sempre dal cuore. Questo mio primo pensiero è indirizzato alle persone che credono che il mondo giri intorno a loro. Gran brutto difetto, il peggior errore che un essere umano possa avere è il narcisismo e la vanitosità, sono delle vere e proprie patologie.

Il vanitoso ha bisogno di un pubblico: se non ce l’ha, lo improvvisa. È alla continua ricerca di conferme, ha bisogno degli altri per alimentare il suo narcisismo. Non si ama, ma vuole essere amato: un tempo cercava approvazione negli specchi, oggi trova soddisfazione su Instagram, Facebook e altri social di quella tipologia. All’inizio lo si scambia per un piccolo gioco ma poi a lungo andare, questo gioco può diventare pericoloso. Facendo io parte del mondo social da quasi 25 anni ne ho viste di cotte e di crude. Ora tanti di voi diranno: come 25 anni se Facebook esiste da 10? Facebook non è Internet. Facebook è solamente una piattaforma virtuale ideata da Mark Zuckenberg, la quale consente alle persone di mettersi in contatto con altre, di fare nuove amicizie virtuali e reali, di condividere la propria giornata e di farsi pubblicità ( come nel mio caso) . Prima di Facebook esistevano le varie community nei portali ( vedi Libero) oppure Netlog per poi passare a Windows Live Messenger . Ma se un giorno chiudesse Facebook? Il 90% delle persone sarebbe disperata ,soprattutto il vanitoso. Quella persona che crede che Zuckerberg interessi qualcosa del suo profilo, quello che crede che più si condividino post o video o pensieri inventati ,possa aumentare il fatturato di Mister Facebook. Non è affatto cosi.

Mister Facebook guadagna con le pubblicità, le inserzioni, i download dei giochi ( quelli che voi odiate e che non volete ricevere le notifiche, i test, le applicazioni. Scusate stavo andando fuori tema. Il vanitoso…

Io e ancora io. Dopo alcune ricerche fatte, gli esperti di psicologia hanno dichiarato che l’ esteriorità, l’orgoglio, la permalosità, la suscettibilità, il calcolo, l’arroganza, e tanto altro ancora sono un somma della vanitosità;

Poeti e filosofi, in ogni caso, con qualunque nome la designino, della vanità si preoccupano da sempre. Un “io” può esistere solo come funzione, in un sistema di rapporti e di riconoscimenti reciproci. Il vanitoso stabilisce la relazione con un doppio di sé. Suo strumento e tratto distintivo è lo specchio, e questo va bene in tutte le varianti: dallo stagno di Narciso fino ad arrivare alla strega di Biancaneve e ora all’impazzante selfiemania dei nostri giorni, singolare o collettivo.

La sua casa ideale è la casa di specchi degli ormai dismessi luna park. Si vuole e si vede dappertutto. Per questo non ha niente di originale. Sembra moltiplicarsi: invece si divide, si fraziona, si scompone. E lascia alla sua versione diminuita il compito di rappresentarlo, perfino nella camera da letto.  Guardarsi, infatti, non basta. Il vanitoso è pure esibizionista. Pretende e presuppone un pubblico, o non sarebbe il vanitoso che è. Quando non gli è dato, lo improvvisa: un passante, un compagno occasionale di viaggio, la commessa del supermercato. Oggi, comunque, ha solo l’imbarazzo della scelta. L’elettronica dei social pare inventata per lui. Il vanitoso non conosce la privacy. Deprime la sua interiorità più che può. A lui serve la piazza. Quando non ha proprio niente da mettere in mostra, espone il cibo che sta per mangiare, e non perché sia valente cuoco. Si aspetta l’applauso anche per una pastasciutta sfuocata e male inquadrata. Il punto è che quella è la sua pastasciutta.

Sui social la sostanza della vanità si rivela nella massima purezza: è prima di tutto vanto del proprio apparire fisico.  Il vantone (scusate il maschile riassuntivo – so bene che esiste anche la vantona) si crede bello: o meglio, ritiene di dover essere creduto bello, che lo sia o no. Ma siccome vive nel terrore che ciò sfugga, ogni suo atto è pubblicità di caratteristiche e aspetti che pretenderebbe gli venissero attribuiti dal mondo. Insomma, non ammette che gli altri abbiano di lui un’immagine diversa da quella che lui ritiene gli si debba riconoscere.

Si è vanitosi quando si dà importanza principalmente alle cose materiali, a ciò che tutti hanno sotto gli occhi: la faccia, il fisico e quel che li accompagna, dalla capigliatura,al trucco, al vestito, alla tasca, al portafoglio. La vanità non può appartenere alla persona che coltiva il pensiero, l’arte, la bontà. Una persona del genere sarà semmai superba, conoscendo i suoi talenti e non aspettandosi che questi gli siano attribuiti dall’esterno o dall’alto.

 Sapere quanto valiamo è un dovere di tutti, ovviamente. Perché non dovrebbe esserlo di chi ha doti straordinarie. Steve Jobs non lo era vanitoso eppure è stato stato un imprenditore, informatico e inventore statunitense. È stato il cofondatore di Apple Inc ma era una persona umile. Tornando in Italia personaggi famosi che a memoria mia non erano vanitosi mi viene in mente Lucio Battisti, Mina, Bud Spencer, persone che hanno lasciato un segno indelebile a tutti ma non erano vanitosi o perfezionisti ( nel loro lavoro semmai si) . Il fattore più importante è tenercelo per noi, il nostro valore; e così nessuno può toglierci la libertà di adoperarlo per la felicità di tutti. La vanità va anche distinta dall’amor proprio, che è fondamentale per vivere. La vanità è solo una falsificazione dell’amor proprio. Il vanitoso non si ama, non abbastanza, almeno; lui vuole essere amato. Più esattamente: vuole piacere. Certo, tutti vogliamo piacere, e tutti, in qualche modo, in vario modo, piacciamo. Il vanitoso chiede di piacere più di chiunque altro. E questo è un guaio.

Le conseguenze di una simile richiesta? La massima esposizione alle varie forme di inautenticità: l’adulazione e la menzogna in primo luogo e la mancanza di amici. Il vanitoso si nutre di presunzione; un pochino, però, anche di ingenuità. In fondo, crede che la gente sia pronta a gratificarlo; crede che la realtà sia buona e disponibile e che gli importi di lui. E se qualcuno non sta al gioco e, anziché lodarlo, lo critica, lui non sa accettare la divergenza. La prende male. La sua continua pretesa di attenzione nasce da inesperienza, sogni di rivalsa, frustrazioni, ambizioni astratte. La si perdona agli adolescenti, che sono impegnati a edificare uno spazio per sé, purché non sia grossolana e alla fine ostacolante. Negli adulti è grave.

Prendete un pezzo di carta, un semplice foglio bianco e scrivete i vostri pregi e difetti… e se nei difetti non scriverete nulla… vorrà dire che questo mio pensiero vi avrà alterato… L’unica soluzione sarà quella di lavorare su voi stessi. Non potrà che portarvi a vedere il mondo con occhi migliori.

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