Quando il freddo arrivava in cascina – le serate in stalla

stalla

E così la neve è arrivata e ha portato con sé il gelo, un po’ di magia (quella che pochi riescono ancora a vedere) e i ricordi di chi l’inverno, tanto tempo fa, lo trascorreva in cascina.

Come oggi anche allora il freddo rallentava i lavori e causava molti disagi. A quei tempi, però, non si trattava solo di qualche rallentamento: con la neve arrivava anche il freddo, quello vero, quello che entrava fin dentro le ossa.

fraLe soluzioni contro il freddo erano poche. Una di queste era quella di “tirar giù” la stufa e montarla in un angolo della “cà dei salariati“. Le stufe di allora, però, erano molto diverse da quelle che abbiamo oggi: erano a forma di seggiola con una parte a forma di schienale per diffondere meglio il calore e l’altra, corrispondente all’ideale sedile, per cucinarvi. Il calore che emanavano, però, era poco rispetto a tutto il freddo che penetrava dalle finestre, dalle fessure delle porte e dalle sconnessure del tetto e inondava le stanze senza ostacolo alcuno. Per salvare un po’ del calore, talvolta, si costruiva una sorta di barriera attorno alla stufa con assi di legno, “sturöl” (graticci per i bachi) e fogli di giornale. Solo così si riusciva a tener caldo almeno un angolo della casa che veniva chiamato “el stuin” ed era il luogo di incontro per tutta la famiglia. Per scaldare i letti, invece, c’era il “frà”, uno scaldino a brace.

Le stufe, comunque, erano poche, poco economiche e bruciavano in fretta la poca legna data come salario in natura. Come salario in natura, poi, ai salariati spettava anche un litro di latte che veniva consumato caldo direttamente nella stalla: la soluzione alternativa alla stufa.

In stalla, infatti, c’era il calore delle vacche da latte e anche se si trattava di un calore un po’ umido, accompagnato da odori non proprio gradevoli, i momenti trascorsi lì diventavano magici e si incidevano nella mente di chi li viveva come alcuni dei momenti più emozionanti mai vissuti.

La stalla diventa così punto di ritrovo di tutte le serate durante le quali si parlava, a volte si cantava e si raccontavano storie ai bambini (che venivano sempre ascoltate anche dai grandi). Tra queste c’erano la storia del “Fioravanti”, quella del “quattordici” (un signore che aveva la forza di quattordici uomini e che sapeva “far valere per quattordici” le ragioni dei poveri, quella di Fagiolino ma anche brani tratti dall’Antico Testamento e dai Promessi Sposi. Tutti, ovviamente, raccontati con grande maestria, con tanto di toni adeguati, pause, gesti e suspense a dovere.

C’era poi anche il momento del rosario che veniva recitato insieme. Le donne anziane, invece, facevano le calze e rammendavano mentre le ragazze da marito pensavano alla dote e cucivano e ricamavano i tessuti comprati grazie al lavoro come mondine o durante il raccolto del granoturco.

Oggi molte cose sono cambiate. Per riscaldarsi basta accendere il fuoco nella stufa, quella bella, facile da accendere. Sono sicura, però, che ancora molti guardando la neve attraverso la finestra dalla poltrona vicino al fuoco, penseranno ai momenti trascorsi in cascina, quando si aveva poco ma bastava sempre.

Dipinto del Pitochetto

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