Quando il lavoro lasciava spazio al gioco… e al vino!

Giocatori di briscola

Un tempo, quando la tecnologia non aveva ancora invaso ogni attimo della nostra giornata, i bambini riempivano il proprio tempo con la fantasia inventando giochi bellissimi. Anche gli adulti, però, dovevano in qualche modo ingannare il tempo in quei pochi momenti di svago lasciati liberi dal duro lavoro. Per questo, anche tra i grandi, esistevano dei giochi molto popolari che si svolgevano per lo più in stalla, durante i giorni festivi, nelle lunghe serate invernali o in quei giorni in cui il cattivo tempo impediva di andare nei campi.

Alcuni di questi passatempi erano giochi di carte. Si giocava a tresette (“tri set“), a briscola (“briscula“), a briscolone in 5 (“brisculon“), a “mariana” (una briscola in cui si accoppiava il re e la regina), a “ciapa no“, a briscola scoperta e a domino.

Un altro gioco molto diffuso era la tombola. A tombola si giocava durante le feste natalizie e partecipava quasi tutta la cascina: ognuno usciva di casa portando con sé la sua “banchettina” per sedersi mentre cercava i numeri sulle cartellette. In religioso silenzio tutti attendevano che il battitore (colui che teneva il cartellone) gridasse il numero estratto dalla “sacchella“. Ogni numero estratto scatenava una serie di commenti da parte dei presenti, in base alla fortuna che aveva portato loro. Il silenzio tra un’estrazione e l’altra veniva rotto soltanto da qualche muggito di mucca o da qualche giocatore che gridava: “secundina, tersina, quartina, quintinatumbula!”

Il gioco che appassionava di più gli adulti, però, era la “mura (la morra) che li vedeva impegnati nelle stalle, nelle case, sotto ai portici e nelle osterie. Era un gioco un po’ pericoloso poiché proibito dalla legge e i carabinieri per ostacolarlo curavano molto le osterie di campagna, più per per le bevute che per l’azzardo.

Si giocava in modo individuale o a coppia, si nominava un arbitro (“un gentilom“) e si dava il via. Quando il gioco partiva i due concorrenti mettevano la mano destra sul tavolo indicando con le dita il numero che volevano “depositare” e gridavano ad alta voce un altro numero. Chi indovinava la somma delle dita mostrate da tutti i concorrenti vinceva un punto.

Chi vinceva guadagnava un “liter” (un litro di vino) ed è per questo che era malvisto dalla legge… ma anche dalle mogli!

 

 

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