Quella madonnina sulla strada del ritorno dai campi – Il Santuario di Caravaggio

Un giorno un misterioso artista decise di dipingere qualcosa su un muretto sulla strada che portava da Cavacurta a Codogno. Le persone che passavano si chiedevano che cosa stesse dipingendo ma dopo un paio di giorni a tutti fu chiaro: si trattava di una Madonnina che, secondo ciò che si dice, avrebbe presto iniziato a far sentire la sua presenza.

Gli uomini quando le passavano davanti si toglievano il cappello e le ragazze, tornando dalla campagna, iniziarono a decorarla con umili, profumatissimi fiori di campo. E dopo i fiori arrivarono i lumi che i devoti si impegnavano a non lasciar spegnere mai. E le persone iniziarono anche a pregare e a confidare nella Madonna perché esaudisse le loro richieste.

E lei li ascoltò.

Si racconta che una fanciulla debole di salute, costretta per necessità a lavorare nei campi chiese alla Madonnina di aiutarla e le sue preghiere furono esaudite. In breve tempo la voce si sparse in tutto il territorio e nei paesi circostanti e da allora, oltre ai braccianti di ritorno dai campi, la madonnina cominciò ad essere onorata anche da moltissimi altri, compresi coloro che vi si recavano appositamente.

Data la fama e l’affluenza che l’immagine sacra  stava attirando, nel 1710 si propose di metterla al riparo di una cappelletta e di porvi una cassettina per le offerte che fino a quel momento venivano gettate a terra. Per avvicinare questo luogo di devozione all’immagine del santuario di Caravaggio, però, mancava la fonte dell’acqua miracolosa e si cercò di ovviare il problema scavando un pozzo.

 

La costruzione dell’attuale Santuario iniziò nel 1711 e diede alla luce una raffinata struttura in cui si condensano secoli di storia e devozione, ricordati da un’antica epigrafe sulla porta maggiore della chiesa che fu in seguito dipinta e che recita così:

 

D.O.M.
MAGNO DEIPARAE NOMINI
PROPE AQVAS MIRACVLIS AFFLVENTIS
INDIGENS ET FINITIMIS CERTATIM CONFLVENTIBVS
OBSEQVI MONVMENTVM
IN ANGVSTIS PERFVGIVM
ANNO MDCCXI INCHOATUM
ANNO MDCCXIV
ABSOLVEBATUR

 

Che tradotto, sarebbe:

A DIO OTTIMO MASSIMO
ALL’ECCELSO NOME DELLA GRAN MADRE DI DIO
PRESSO LE MIRACOLOSE ACQUE
CITTADINI E CONFINANTI ACCORREVANO
PER ONORARE IL MONUMENTO
RIFUGIO NELLE DIFFICOLTA’
INCOMINCIATO NEL 1711
TERMINATO NEL 1714

 

Ma volete sapere un’altra curiosità?

Sulla lettera “O” della vecchia epigrafe c’è un foro. Qualcuno racconta che si tratta del colpo sfortunato esploso dal fucile di un soldato condannato a morte a cui era stata promessa la salvezza solo a patto che avesse centrato la lettera. Altri invece parlano di una scommessa tra amici che prevedeva lo stesso obiettivo.

Forse si tratta solo di leggende ma se vi fermate ad osservare la facciata del santuario, il foro sopra la “O” lo vedrete davvero.

 

 

 

 

 

 

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