I CORTILI DI UNA VOLTA.

I cortili.

I cortili costituivano l’insieme delle abitazioni tipiche dei paesi e delle cittadine. Le abitazioni che formavano il cortile venivano chiamate case di corte. L’accesso a questi cortili solitamente avveniva da un portone che fungeva da ingresso comune a tutti. Ma esistevano anche cortili più complessi, alcuni collegati tra loro da stretti vicoli, in questo caso, vi erano più portoni d’accesso. Poi c’erano abitazioni che oltre all’entrata comune, avevano anche un’entrata individuale con lo sbocco direttamente sulla strada o su una piazza. Queste case furono costruite con sassi e malta, il tetto formato dai classici coppi, il sottotetto le persiane e il portone d’ingresso erano di legno. I locali erano quasi sempre disposti su due piani, la zona giorno da basso, la zona notte di sopra, il riscaldamento avveniva o col camino oppure con stufe che funzionavano a legna carbone. Le case di quei cortili non avevano il bagno al loro interno, al loro posto le persone utilizzavano :  il gabinetto comune. La maggior parte di quei cortili avevano un proprio nome, le cui origini non sempre erano note. I cortili, rappresentavano la tipologia abitativa più diffusa, in molte provincie della Lombardia fino agli anni ’60. Gli abitanti di quelle case, in maggioranza affittuari, appartenevano ai ceti sociali meno abbienti. Nonostante le case di cortile fossero umili abitazioni, riuscirono a svolgere la loro funzione primaria di protezione dell’intimità famigliare.

Per i bambini, il cortile fu il primo luogo di socializzazione, un piccolo e nello stesso tempo grande pezzo di mondo, dove foggiare legami di spontanea, sincera e incancellabile amicizia. Per le mamme invece, il cortile rappresentava il posto dove poter lasciare i loro figli incustoditi, c’era sempre qualcuno disponibile a controllarli e a intervenire d’autorità in caso di necessità. Col passare degli anni però, la

mancanza di adeguati interventi di ristrutturazione impedì a chi ci abitava, di avere una dimora piacevole confortevole. L’usura causata dal passare del temn l’insufficiente manutenzione, resero quelle case, malsane non più adeguate ai tempi che stavano cambiando. Anche a Codogno il contesto abitativo aveva queste caratteristiche e solo poche famiglie continuarono ostinatamente a voler vivere nelle case di quei cortili. Non riuscivano ad accettare l’idea di andare a vivere nei palazzi delle nuove case popolari. La rinuncia all’habitat nel quale si è nati, soprattutto se si è avanti con gli anni, può rappresentare una difficoltà difficile da superare. Per i più anziani lasciare il cortile, voleva dire cambiare anche il loro modo di vivere e sapendo che non lo avrebbero mai più ritrovato nelle nuove case, decisero di rimanere in quei cortili fino a quando gli fu possibile.

Racconto tratto dal libro ” Curt Generation” di Gianni Menta.

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