www.cudognelasogent.it e la fiera delle giostre.

L’altro avvenimento molto rinomato e atteso, occupava tutta la Piazza e veniva chiamato comunemente la Fiera delle Giostre. Iniziava ai primi di novembre con l’arrivo delle storiche e quasi codognesi famiglie “Cagno“ con i suoi sopraffini e prelibati “Torroni” e “Contardi” con la sua “autopista”, poi mano a mano arrivavano tutte le altre, “le giostrine, i cavalloni, gli aeroplani, la ruota, il calcinculo, il trenino dei fantasmi, l’otto volante, il muro della morte, il cilindro rotante” e tante altre attrazioni. Ogni piccolo spazio veniva occupato, dal piccolo stand del “tiro a segno” dotato di pistole e fucili ad aria compressa, se centravi il bersaglio venivi immortalato da una foto, a quello delle “palle di pezza” piene di segatura che venivano tirate contro delle pile di lattine vuote, chi riusciva a buttarle giù tutte vinceva una bottiglia di vino (rigorosamente di mele), all’immancabile circolare stand dei “pesciolini rossi”, per portarne a casa

uno, dovevi centrare con una pallina il vaso di vetro che lo conteneva, impresa solo apparentemente facile, anche coloro dotati di braccia lunghe e nonostante cercassero di avvicinarsi sporgendosi con tutto il corpo arrivando con la mano vicinissimi al vaso non sempre ci riuscivano. Infine, in solitaria posizione le “corna del toro” e il “pungiball” che tutti, almeno una volta, nella loro giovinezza hanno dovuto provare, vittime dell’irresistibile Tentazione di misurare la propria maschia vanità muscolare. Tutta la piazza si ritrovava intensamente avvolta dai caratteristici profumi provenienti dalle bancarelle di dolciumi. Dallo “zucchero filato” alla Wiralaca”, dai “bomboloni fritti” ai “croccantini” e ai “Torroncini”. I brani musicali provenienti da tutte le attrazioni presenti, spesso erano canzoni che poi sarebbero diventate dei famosi successi nazionali.

 

Questa atmosfera non completamente scomparsa, la si può ancora ritrovare nelle fiere di alcuni paesi, anche se spogliata dall’antico fascino impresso nella memoria di chi ha vissuto la fiera nei momenti del suo antico e magico splendore e non ancora eclissato dagli ultramoderni ipertecnologici e disumanizzanti Luna-Park di oggi. Le giostre, i profumi, la musica e il gran numero di persone che si recavano sul “fierone”, rendevano quell’avvenimento attraente ed affascinante e difficilmente qualcuno rinunciava ad andarci. Un’attrazione originale oramai del tutto scomparsa, veniva rappresentata dalla presenza dei cantastorie.

@riproduzione riservata.

Tratto dal libro ” Curt Generation” di Gianni Menta che ringrazio per l’esclusiva concessami.

 

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